Connettivo e cuore PDF Stampa E-mail
Scritto da Amministratore   
Mercoledì 11 Agosto 2010 15:58

Struttura del collagene

Il collagene è una struttura rigida, rigidità conferita dalla presenza di prolina o idrossiprolina. La più stabile disposizione e riarrangiamento del collagene è quella della tripla elica proprio per la presenza della prolina. L'unità strutturale del collagene è rappresentata dal tropocollagene (o tropocollageno), proteina con una massa molecolare di circa 285 KDa formata da tre catene polipeptidiche con andamento sinistrorso che si associano a formare una tripla elica destrorsa (trans di tipo - 2). Solitamente, per il collagene di tipo I, sono presenti due catene alfa 1 ed una catena alfa 2. Tutte le unità di tropocollagene hanno la stessa lunghezza,la stessa ripetitività di amminoacidi: (Gly-X-Y)n, che implica quindi la presenza della glicina (Gly) ogni tre residui e dove X e Y sono spesso la prolina (Pro) e l'idrossiprolina (Hyp). I filamenti di tropocollagene sono tenuti insieme da legami idrogeno. questi legami sono possibili grazie alla presenza di glicine e dalla modifiche post-traduzionali di lisina e prolina. Entrambi questi due amminoacidi subiscono una ossidazione per aggiunta di un gruppo ossidrile. La prolina è modificata a idrossiprolina dall'enzima Prolina Idrossilasi, che inserisce il gruppo -OH in corrispondenza del secondo carbonio dell'anello; mentre la lisina è modificata a idrossilisina dall'enzima Lisina Idrossilasi, che inserisce il gruppo -OH al posto del gruppo amminico della catena laterale della lisina. Entrambi gli enzimi agiscono in presenza del co-fattore acido ascorbico e del co-substrato alfa-chetoglutarato. Queste modifiche sono necessarie per aumentare la possibilità di formazione dei legami H e per diminuire l'ingombro sterico. Le tre unità strutturali assumono una forma simile ad un treccia.

La varie fibre sono legate da legami crociati tra due allisine o tra una lisina e un' allisina. La lisina è convertita in allisina dall'enzima Lisina Ossidasi, che inserisce al posto del gruppo amminico della catena laterale della lisina in corrispondenza dell'ultimo carbonio (carbonio delta) un gruppo aldeidico. Quando avviene il legame crociato si verificherà una condensazione aldolica (sia la lisina che l'allisina sono due aldeidi).

Biosintesi Schema riassuntivo della biosintesi del collagene

La biosintesi del collagene avviene ad opera di diversi tipi cellulari a seconda del tessuto (ad esempio fibroblasti nel tessuto connettivo, osteoblasti nell’osso). Il processo inizia con la trascrizione del gene o dei geni e la maturazione dell’mRNA. Sono presenti sequenze che codificano per lunghi peptidi in eccesso rispetto alle molecole di collagene mature, quindi il collagene nasce come procollagene, prodotto che possiede rispetto al collagene due telomeri, uno N-terminale e uno C-terminale, che hanno struttura globulare. La traduzione avviene a livello dei ribosomi a ridosso della parete del RER (reticolo endoplasmatico rugoso) e la catena nascente di procollagene subisce rimozione del peptide segnale e idrossilazione di specifici residui di prolina e lisina ad idrossiprolina e idrossilisina (ad opera di idrossilasi, con cofattore essenziale la vitamina C), con la produzione di catene alfa di procollagene. Tre di queste catene si avvolgono a formare una tripla elica, stabilizzata da legami idrogeno tra amminoacidi idrossilati (legami crociati). Questa elica passa nell'apparato del Golgi dove viene completata la glicosilazione e da qui, attraverso vescicole di secrezione la molecola viene secreta all’esterno. All’esterno della cellula la molecola subisce l’azione di alcune procollagene peptidasi, che tagliano i telomeri trasformando il procollagene in tropocollagene. Le molecole di tropocollagene si dispongono in file parallele a formare fibrille. Le fibrille infine possono disporsi in fasci ondulati o paralleli per formare fibre e le fibre possono formare fasci di fibre

OKG ornitina alfa-chetoglutarato

L'OKG (ornitina alfa-chetoglutarato) è un integratore alimentare per sportivi.

Dal punto di vista chimico si tratta di un sale derivante dalla combinazione di due unità di ornitina e di una molecola di alfa-ketoglutarato (AKG). Nel nostro organismo l'ornitina è sintetizzata a partire dall'arginina, mentre l'alfa-ketoglutarato deriva dalla deaminazione della glutammina. Dal momento che ad entrambi questi aminoacidi (arginina e glutammina) sono ascritte notevoli proprietà anaboliche, immunostimolanti e antietà, le medesime virtù ergogeniche e salutistiche sono attribuite anche all'OKG. L'ornitina, inoltre, favorisce lo smaltimento dell'ammoniaca, una sostanza tossica derivante dal metabolismo degli amminoacidi; considerando che durante uno sforzo intenso e prolungato il catabolismo proteico aumenta, l'OKG potrebbe quindi migliorare la prestazione sportiva anche nelle discipline di resistenza.

Perché gli sportivi utilizzano l'OKG?

L'ornitina alfa-chetoglutarato viene utilizzata dagli atleti per:

aumentare la forza e le masse muscolari.
Ridurre la
massa grassa.
Stimolare il sistema immunitario.
Velocizzare i tempi di recupero e
prevenire il sovrallenamento.

OKG: evidenze scientifiche

Similmente all'arginina, l'OKG è stato impiegato con successo nel trattamento della malnutrizione, degli ustionati e dei convalescenti a seguito di un intervento chirurgico. In uno studio con esito positivo è stato indagato anche il suo utilizzo a dosi elevate (15 g/die per 5 mesi) nel trattamento di bambini affetti da ritardi della crescita.
Nonostante il meccanismo di azione non sia ancora stato completamente chiarito, si è visto che l'OKG diminuisce il catabolismo muscolare, promuovendo la
sintesi proteica ed accelerando, di conseguenza, la guarigione delle ferite. Tali caratteristiche sembrano essere legate alla sua capacità di influenzare positivamente la sintesi di ormoni anabolici - come l'insulina ed il GH - e il metabolismo degli amminoacidi, la cui concentrazione plasmatica aumenta dopo una somministrazione orale o endovenosa di ornitina alfa-chetoglutarato.
In letteratura esistono diversi studi che confermano le sopraccitate proprietà anaboliche dell'OKG. La maggioranza di queste ricerche è stata condotta su pazienti ospedalizzati, politraumatizzati e con dosaggi (dai 10 ai 25 g/die) nettamente superiori a quelli proposti in campo sportivo (visti i costi del prodotto, che si aggirano intorno ai 50 centesimi al grammo). Le proprietà immunostimolanti sono invece state indagate soprattutto negli animali da laboratorio, ottenendo risultati incoraggianti.
Da alcune ricerche è emerso che la sola supplementazione di ornitina e/o di alfa-chetoglutarato non consente di ottenere i medesimi effetti positivi.

Effetti collaterali

Ai dosaggi proposti nei diversi studi (10-20 g/die) l'OKG si è dimostrato privo di effetti collaterali. Alcuni pazienti hanno riferito un maggiore appetito, probabilmente dovuto agli aumentati livelli di insulina e alla  conseguente comparsa di ipoglicemia (che rappresenta uno stimolo positivo per il centro della fame).

Costo ed efficacia

Gli sportivi che intendono utilizzare l'ornitina come complemento alimentare ad azione anabolica possono ottenere il medesimo effetto con integratori meno costosi e più studiati, come la creatina e le proteine del siero del latte. Al contrario di quanto detto per i pazienti politraumatizzati, in letteratura non esistono dati certi che confermino l'efficacia ergogenica dell'OKG.

Dosaggi

Agli sportivi e alle persone in buona salute vengono proposti dosaggi dai 2 ai 10 g di OKG al giorno. Per stimolare la crescita muscolare se ne consiglia l'utilizzo dopo l'impegno fisico, al mattino e prima di coricarsi.

OKG negli alimenti Nonostante i suoi amminoacidi precursori (arginina e glutammina) siano presenti in numerosi alimenti proteici, come la carne ed il pesce, l'OKG è un prodotto di sintesi e come tale può essere assunto unicamente attraverso integratori specifici.

g-strofantina Strophantus gratus infarto e malattie del cuore.

Come si mette in rilievo nel libro,  dati e numeri provati ed incontrovertibili, migliaia di guarigioni e successi ottenuti con la somministrazione di questa sostanza ed  una quantità impressionante di sperimentazioni in doppio cieco, fin dal 1950 ne  avrebbero provato in modo sicuro l’efficacia eccezionale e la completa mancanza di effetti collaterali; tanto che arrivata alla fine del libro sono portata a dar ragione a quanto afferma l’autore, e cioè che la soppressione di questa medicina, avvenuta negli anni ‘70, costituisce uno dei peggiori scandali della medicina moderna.
Ma vediamo innanzitutto cos’è la strofantina: si tratta di una sostanza tratta da una pianta, il “strophantus gratus”, che cresce in Africa. In realtà è stato anche accertato, nel 1991. che la g-strofantina è un ormone (ouabain) contenuto  anche nel plasma umano; si tratta  di una sostanza che si trova, in quantità diverse, sia nell’uomo che negli animali e nelle piante. Ecco i dati su alcuni degli studi scientifici di tutto rispetto  che hanno confermato questa circostanza: Kavamura, A. et al (1999) “On the structure of endogenous ouabain”, Proc.Natl. Acad. Sci. USA 96,6654-6659,  e  Schoner,W. et al, Ann.N.Y.Acad.Sci.986:678-684 (2003), “Ouabain as a Mammalian Hormone”.

Privare gli ammalati di cuore di questo ormone è pertanto, secondo Petry, altrettanto assurdo quanto  il non somministrare l’insulina ad un diabetico che non la produce più . 
Quello che ho imparato sulla strofantina durante i miei studi in medicina (dal 1993 al 1998 a Dublino, Irlanda) si potrebbe riassumere in una pagina: 1) si tratta di un glicoside cardiaco, rientrante nella stessa categoria della digitale che, con alcuni inconvenienti, ha una certa efficacia solo in caso di debolezza cardiaca e disturbi del ritmo cardiaco, mentre produce effetti semmai negativi in caso di angina pectoris ed infarto cardiaco; 2) se somministrata oralmente, la strofantina non viene assorbita dall’organismo; 3) agisce, come la digitale, ostacolando il funzionamento della “pompa sodio-potassio”.
Questi  “dogmi” a quanto pare correntemente insegnati ai medici, sono, come Petry dimostra con migliaia di constatazioni scientifiche alla mano, del tutto infondati, e si basano  sulla conclusione affrettata ( e le “conclusioni affrettate” non dovrebbero essere ammesse in una medicina che sostiene di arrivare alle sue conclusioni solo dopo averle provate in modo incontrovertivile) che  tutta la categoria dei glicosidi cardiaci agisca nello stesso modo, e quindi che la digitale  e la strofantina, visto che appartengono tutte e due a questa categoria, agiscono nella stessa maniera. Ciò invece non è necessariamente vero e, come dimostrato, la strofantina agisce in modo del tutto diverso dalla digitale: è efficace per tutti i problemi cardiaci e se somministrata con certi accorgimenti e dosaggi, è assorbita dall’organismo anche per via orale e stimola, anziché ostacolare, il funzionamento della pompa sodio-potassio. Il meccanismo attraverso il quale la strofantina agisce beneficamente sarebbe, in parole semplici, il seguente: quando in un muscolo non vi è più una sufficiente quantità d’ossigeno per formare l’energia necessaria, le cellule ricorrono alla produzione d’energia tramite la fermentazione anaerobica, nel corso della quale si forma acido lattico; questo è ad esempio quanto accade durante un’intensa attività sportiva in persone non allenate: l’ossigeno che arriva i muscoli non è sufficiente e viene prodotto nei muscoli acido lattico, che provoca l’indolenzimento che tutti sentono in caso di sforzi fisici improvvisi. Man mano che l’accumulo di acido lattico si dissolve, con il riposo,  l’indolenzimento muscolare passa. La stessa cosa avverrebbe nel muscolo cardiaco  in cui, in mancanza di sufficiente ossigeno, si formerebbe acido lattico; il muscolo cardiaco,  a differenza dei muscoli delle gambe o braccia, non può tuttavia fermarsi e riposarsi nemmeno un istante e quindi  l’acido lattico non si può disperdere ma si accumula e ne danneggia irrimediabilmente, con l’infarto, una  parte. La strofantina interverrebe su questo meccanismo, impedendo l’accumulo di acido lattico ed evitando il danno al muscolo cardiaco. A dire il vero non appare sufficientemente provato che il meccanismo attraverso il quale agisce la strofantina sia proprio questo, ma poiché i risultati benefici sono invece scientificamente provati, il fatto che non sia accertato al 100% il meccanismo attraverso il quale questi risultati si producono non dovrebbe impedire il ricorso a questa sostanza, visto che è assolutamente priva di effetti dannosi e che è una sostanza che si trova comunque nell’organismo. 
Vediamo ora la storia e le prove dell’efficacia della strofantina:  le proprietà della pianta strophantus gratus sono state scoperte nel 1859; nel 1928 il cardiologo luminare tedesco Prof.Edens definiva la g-strofantina “una benedizione per la medicina cardiaca” e riteneva un “grave errore medico” il non somministrarla ad un ammalato di cuore. A partire soprattutto dal 1947 l’internista di Stoccarda B.Kern ha svolto un ruolo decisivo nell’impiego di questa sostanza. Nello “Studio di Stoccarda” da lui pubblicato, egli riferisce sulla somministrazione  a 15.000 pazienti. In base alle statistiche, in un gruppo di questa ampiezza si sarebbero dovuti verificare nel periodo preso in esame circa 130 morti e 530 nuovi infarti, mentre nel gruppo del Dr. Kern non si verificò alcun decesso e solo 20 lievi nuovi infarti . Un altro esempio:  il Prof. Dohrmann, che dal 1975 al 1987 ha trattato i suoi pazienti ammalati di angina-pectoris instabile solo con la somministrazione di g-strofantina per via orale  in un ospedale pubblico di Berlino ovest, ha ottenuto una tasso di assenza d’infarti del 98,5%, e  nell’1,5% di pazienti che avevano avuto un infarto ha ottenuto di gran lunga la più elevata percentuale mondiale di sopravvivenza. Dal 1974 al 1984, in una miniera tedesca in cui si somministrava ai minatori g-strofantina a titolo preventivo, non si è verificato in questi 10 anni alcun infarto, mentre negli anni precedenti gli infarti erano stati in media 3 all’anno! E ancora: il Prof. Dohrmann, direttore dell’ospedale di Spandau, ha pubblicato nel 1984 uno studio: in 148 ammalati di angina pectoris, trattati negli anni precedenti con calcio-antagonisti, beta-bloccanti ed altre medicine senza miglioramenti, egli ha ottenuto  con la sommistrazione della g-strofantina per via orale, una completa scomparsa dei disturbi, in una settimana in 122 ed in due settimane in 146  dei 148 mazienti . Anche altri  fastidiosi disturbi  come mal di testa, vertigini ecc. erano spariti in pochi giorni.
Per chi ritenga i dati statistici, pur relativi a migliaia di persone, non sufficientemente probanti, va aggiunto che Petry cita  nel suo libro gli estremi di una  quantità di sperimentazioni cliniche, in parte in doppio cieco, effettuate a  partire dal 1950, che provano in modo incontrovertibile l’efficacia e la mancanza di ogni effetto dannoso collaterale della g-strofantina. L’efficacia apppare provata non solo a titolo preventivo ma anche quando l’infarto si è già manifestato. E’ noto che i danni dell’infarto si producono in gran parte nei primi minuti, prima che le squadre di soccorso, allertate, possano arrivare; se in questi primi minuti il paziente, che ovviamente non è in grado di somministrarsi iniezioni endovenose o di effettuare altre procedure complicate, assume una capsula di strofantina (per via sublinguale e ad un determinato dosaggio), il danno al muscolo cardiaco è arrestato.
Per concludere: secondo Petry, se  un qualunque preparato farmaceutico avesse provocato, anche in una minima parte delle sperimentazioni effettuate per la strofantina, gli stessi effetti positivi che sono stati accertati con questa pianta, la stampa di tutto il mondo avrebbe gridato, con titoli in prima pagina, alla “vittoria sull’infarto e malattie cardiache”. Dato invece che si tratta di una sostanza naturale non brevettabile, dalla quale qualunque farmacista potrebbe elaborare un preparato, non vi è nessuno interessato  a pubblicizzare e mettere in commercio la g- strofantina, che nonostante i provati, grandi benefici, rischierebbe di sparire se un gruppo coraggioso di medici (in Germania attualmente 3000), sfidando i pregiudizi di molti colleghi, non stesse ora facendo di tutto per renderne noti i benefici

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Settembre 2014 08:29